L’Alta Valfreddana e i suoi borghi

 

Per svariati motivi, i primi giorni del 2024 sono stati un po’ a rilento, almeno per me. Alla fine però ho detto basta stare in panciolle… torniamo in pista. Ed eccomi pronta per la prima escursione dell’anno con l’instancabile Stefano Pucci in Alta Valfreddana, nella provincia di Lucca.

 

 

Partenza Domenica 4 Febbraio ore 9, orario più che accettabile, dalla chiesa di Valpromaro, accanto alla Casa del Pellegrino. Il tempo era grigio, quel grigiore che talora, se non si sta attenti, si posa sull’anima e ci rende tristi. Però eravamo una dozzina di persone ben assortite ed entusiaste di passare una giornata assieme. Alla nostra compagnia si erano aggiunti anche quattro cani che non volevano lasciare andare via i padroni senza la loro attenta protezione.

 

 

A differenza del solito, la nostra guida non aveva iniziato il percorso con una salita vertiginosa; così, in quindici minuti di leggero dislivello, abbiamo potuto preparare gambe e polmoni ai quattordici chilometri davanti a noi. Grazie Stefano!

 

 

Ho notato che il Club Alpino Italiano sembra aver perso il primato riguardo alla segnaletica sui sentieri naturalistici. Solo poche volte abbiamo visto le tre rassicuranti strisce rosso, bianco, rosso, sostituite da punti gialli, arancioni e rossi, talora singoli, a volte in formazione di due o tre cerchi, più o meno grandi. Spesso sono apparse anche semplici frecce rosa. Molti segnali, dopo un po’, erano completamente spariti. Così, perlomeno io, ero ben contenta che la nostra guida, con passo sicuro e senza esitazione, ci ha guidato verso la nostra destinazione.

 

 

È la stagione dell’anno in cui la natura si riposa. Gran parte dei boschi e dei prati erano spogli e non potevo fare a meno di chiedermi se anche questa volta l’arida vegetazione brulla sarebbe riuscita a trasformarsi nell’ inebriante tripudio di colori e di profumi così potenti da dare anche a noi nuova energia e gioia di vivere.

 

 

I segni erano promettenti. Timide anemoni, narcisi, iris e violette si erano affacciate con fede e coraggio. I noccioli in piena fioritura hanno arrotondato il quadro. Guardando i lunghi filamenti gialli (detti amenti), mi sono ricordata la casa di mia nonna con il suo bellissimo nocciolo. Ai suoi tempi si pensava che proteggesse dalle negatività. I rametti fini e lunghi, poi, erano ricercati come bacchette da rabdomante.

 

 

L’escursione includeva la visita di alcuni borghi nell’Alta Valfreddana, cioè Mortelleto, Montemagno, Gualdo, Frascalino, Ricetro, Coricello, ricchi di storia curiosa ed interessante. A volte, il nostro itinerario combasciava con quello della Camaiore Antiqua o addirittura con la Francigena, abbozzata nel 990 da Sigerico, Arcivescovo di Canterbury di ritorno da Roma. Perciò, l’insegna “VF” su un cartello in bella vista vicino alla strada non voleva dire “Vigili del Fuoco”, bensì “Via Francigena”.

 

 

La camminata si è svolta nel migliore dei modi, messa a parte qualche scivolone (io) su pietre umide che ha lasciato un  livido grossino  ma nient’altro. Bello come Stefano ci ha mostrato che in mezzo a quello che ci sembravano solo erbacce si nascondeva invece del verde commestibile come, per esempio, la bietola selvatica o una varietà di aglio (allium triquetum). Molto curioso anche una carice (carex pendula) con le cui foglie si otteneva stoffe perfette per la realizzazione di lunghe mantelle impermeabili (!) particolarmente apprezzati dai pastori. Davvero interessante e senza dubbio un mio prossimo progetto nel cassetto.

 

 

Statue scolpite con sapienza e creatività distribuite su un prato accanto al nostro sentiero, dove fra l’altro abbiamo pranzato, hanno confermato il quadro che ci eravamo fatti della gente che vive e che ha vissuto in questa zona. Concreta, schiva, non particolarmente coccolata dalla natura ha imparato a fare del meglio con quello che c’è.

 

 

 

Stefano non si chiamerebbe Stefano se non avesse avuto in serbo una sorpresa per noi. Passato Gualdo, il paese delle fiabe, ci ha portato davanti a cento ventotto scalini tondi tondi, ripidi quanto basta per ricordarci che non siamo ancora del tutto allenati. Ammirevole come il nostro partecipante più piccolo non si è perso d’animo. Sulle sue quattro zampette è salito gradino dopo gradino spesso più alti di lui senza fiatare o chiedere di essere portato su in braccio. Per lui deve essere stato una specie di prova del nove che ha superato con lode. Mi sa che lo vedremo ancora.

 

 

Proseguendo sul sentiero davanti a noi, ad un certo punto, ci era sembrato di sentire l’aria di Valpromaro e, in effetti, non eravamo lontani dal nostro punto d’arrivo. Prima però abbiamo potuto bere l’acqua di sorgente, “viva”, come sottolinea Stefano, così diversa da quella del rubinetto. Porta sempre la nostra attenzione su questa fondamentale differenza e, in effetti, non c’è proprio paragone. Anche iI mistico Sadhguru parla dell’importanza dell’acqua, dove e come conservarla, quando berla. Insegna addirittura, che l’acqua avrebbe una memoria. Molto, molto interessante.

 

 

Poi, non so come, ci siamo ritrovati nell’orto di Ubaldo e a casa di Stefano che ci ha preparato un vin brulé bello caldo e delle pere native tagliate a dadini e cotte a fuoco lento. Ottimo, davvero buono.

 

 

Il nostro oste ha colto l’occasione per presentarci il ricco programma delle escursioni previste durante l’anno e anche qualche cena, quelle tipiche preparate con i doni dei boschi, dei prati e dell’orto. Che dire? Siamo pronti, anzi, di più…

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3 Comments

  1. Alessandro

    Tutto molto interessante: racconto e foto. Tutti quei gradini un po’ meno senza allenamento

  2. Fausto Giusti

    Brava Anneliese, conosco quei luoghi perché sono nato nel comune di Massarosa sulla collina che guarda verso Viareggio. Alla scuola media avevo due compagni che venivano da Gualdo e Valpromaro. Nella zona fanno ottimi salumi. Ciao

    1. Agnese

      Chissà se prima o poi non vieni a fare una camminata con noi.

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