PASQUA

Quando mi trasferii in Toscana, sapevo che molte cose sarebbero state diverse rispetto al mio modo di vivere fino a quel momento. Tuttavia, posso dire che, nell’insieme, ero pronta…davvero!  Poi divenni madre. Non so proprio come, ma d’un tratto, mi ricordai le mie radici, le tradizioni familiari, Natale, Pasqua  e tutte le grandi e piccoli cose che fanno di me una Tedesca, con un profondo e autentico amore per la propria terra d’origine. Tentai di essere flessibile e, infatti, non mi costò niente rinunciare a San Nicola. Non si sarebbe presentato la sera del 5 Dicembre, dopo cena, insieme al fedele Ruprecht, che avrebbe infilato nel suo grande sacco i bambini cattivi per portarseli via. Non fu nemmeno particolarmente

difficile neanche fare a meno della tradizionale Silversterbrezel (Brezel di  San Silvestro) che portava fortuna a chi ne mangiava un pezzo a Capodanno. Il 6 di Gennaio non avrei preparato il tradizionale dolce dei tre Re Magi con un fagiolo nero nascosto nell’impasto. Di conseguenza, il fortunato non sarebbe diventato “re per un giorno” e non avrebbe potuto regnare sulla famiglia. Al loro posto detti il benvenuto alla sig.ra Befana, una  rugosa vecchietta dalla schiena gobba che portava giocattoli ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi. Non avrei però, in nessun caso, privato mia figlia della presenza del coniglietto di Pasqua. Come avrebbe potuto crescere senza cacciare uova di cioccolato dietro cespugli, sotto fiori, in mezzo a cespi d’erba nascosti personalmente dall’animaletto dalle

lunghe orecchie nella notte prima di Pasqua? Per me è stato uno dei più sentiti ricordi d’infanzia, quasi più bello dell’arrivo di Babbo Natale. Quindi decisi di far entrare la sua presenza mitica anche nella vita della mia bambina. Lei avrebbe fatto la stessa cosa per i suoi figli, cosicché il mio profondo e immenso amore per la mia terra nativa avrebbe continuato a vivere per sempre.  Non c’era posto per  le tradizionali uova di Pasqua italiane: troppo colorate, appariscenti e chiassose, con nascosti dentro piccoli oggetti insignificanti e deludenti; nemmeno per le uova  che avevano il regalino attaccato all’esterno, per sottolineare in modo chiaro che la sorpresa non sarebbe stata miserella.  Ma

le cose non andarono esattamente come speravo. Il coniglietto di Pasqua trovò la casa di mia figlia e deve essere stato piuttosto  occupato a nascondere il gran numero di uova di cioccolato e le dolci sorprese che essa avrebbe trovato al mattino seguente. Lei adorava la caccia all’uovo o, almeno, avevo l’impressione che le piacesse ma una o due volte lessi chiaramente nel suo sguardo… “Mamma, che cosa stiamo facendo?”. Anche la presenza della sua migliore amica (cento percento Italiana) pronta a darle una mano nella ricerca,

non fu particolarmente felice, perché anche dai suoi occhi trapelò  la domanda: “Perché fanno tutta questa storia, quando si possono avere tante uova colorate  con eccitanti sorprese dentro, senza  dover correre come matti per il prato?” Ho caricato il mio orgoglio nazionale sulle spalle di mia figlia una sola volta. Da quella Pasqua in poi, infatti, anche lei, come tutti gli altri bambini italiani, ricevette uova colorate in carta da festa con eccitanti sorprese all’interno. Più tardi abbiamo trovato un bel modo per costruire un ponte fra “Nord” e “Sud”. Per svariate Pasque, infatti, abbiamo decorato vere uova di gallina dal guscio bianco seguendo l’antica tradizione nordica e le allora cresciute amiche di mia figlia

avrebbero fatto carte false per dividere l’usanza e imparare la tecnica. Da Natale cominciavamo a mettere da parte la buccia secca delle cipolle (colorante naturale); e un paio di settimane prima di Pasqua ordinavo dal “mio” contadino uova dal guscio rigorosamente bianco (qualche volta siamo perfino riuscite a trovare uova di struzzo!). Il resto era facile ma esigeva un’infinita pazienza. Intorno alle uova applicavamo foglioline e piccoli fiori che fissavamo accuratamente con un filo sottile. Le uova così preparate dovevano poi essere bollite in acqua con l’aggiunta delle bucce di cipolla per circa dieci minuti. Poi tuffavamo i pacchettini in acqua fredda per poter togliere il filo senza bruciarsi le dita e ammirare le sagome che foglie e fiori avevano lasciato sui gusci. Fu un  compromesso ben riuscito e nutro la speranza che entrambe le tradizioni di festeggiare la Pasqua, così differenti l’una dall’altra, mano nella mano, troveranno la strada nei cuori dei miei futuri nipoti.

20 aprile 2011

Anneliese Rabl …. finding a life in Tuscany

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2 risposte a PASQUA

  1. admin scrive:

    Unfortunately I don’t speak your language…

  2. sally scrive:

    Che belle tradizione che avete anche voi in Germania ! Alcune molto simili a quelle che adoravo io da piccola crescendo a Brooklyn, NY, come la caccia alle uova e soprattutto le decorazioni sulle uova vere e bianche! Io e mio fratello ci alzavamo la mattina prestissimo a Pasqua per prepararle insieme ad altre decorazioni e dolci Pasquali per imbandire la tavola per la colazione di Pasqua e fare una sorpresa alla mamma. Naturalmente lei sapeva tutto e sentiva il chiasso che facevamo in cucina, ma da brava mamma era sempre sorpresa di vedere tutto quello che avevamo preparato per lei mentre dormiva. Che bei ricordi quelli di Pasqua e Natale che ho della mia infanzia, ma non mi dispiacciono neanche quelle italiane.
    Bel post Annalisa, come sempre scritto talmente bene da sentirsi coinvolti, grazie!
    Sally

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